Domenica 12 Febbraio 2012
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La Cina ha paura di Youtube e lo oscura. Ma il governo nega la censura Stampa E-mail
Notizie - Internet
Martedì 24 Marzo 2009 15:31

Censura InternetLa Cina teme Internet. Non è una novità. Internet è espressione di libertà e questa libertà sfugge al controllo del regime comunista di Pechino. A poco valgono le dichiarazioni del ministero degli Esteri cinese, il quale sostiene che la Cina non ha "paura della Rete". In realtà è l'esatto contrario e in questi anni gli episodi di "intolleranza" verso Internet da parte del governo cinese sono stati molteplici. L'ultimo in ordine di tempo ha avuto per vittima il popolare videoportale Youtube, il cui accesso sembra essere stato bloccato dalle autorità.

 

Il governo cinese controlla e filtra i contenuti del web, eliminando quelli ritenuti "dannosi" per il partito comunista. E nel mirino questa volta è finito Youtube, che da ieri è irraggiungibile per qualsiasi abitante della Cina.

Secondo un portavoce del governo non sarebbero le autorità cinesi ad aver paura di internet, bensì il contrario. In altre parole il governo cinese sarebbe la "vittima" e l'opinione pubblica internazionale il "carnefice".

Le cose non stanno propriamente così... tant'è che lo stesso portavoce del governo cinese ha specificato subito dopo ai giornalisti che "Internet in Cina è aperto, ma ha bisogno di essere regolato dalla legge per prevenire il diffondersi di informazioni dannose per la sicurezza nazionale". Su quali basi la legge cinese "regolamenti" Internet e soprattutto quali siano le informazioni considerate dannose per la sicurezza nazionale non ci è dato saperlo... Il governo cinese ha negato un coinvolgimento nel "blocco" di cui è rimasto vittima Youtube. Ma lo spettro della censura, in questo caso come in altri è ben più tangibile di quanto non si vorrebbe far credere.

La Cina è un mercato immenso e conta ad oggi 300 milioni di persone che navigano su Internet. Ma loro libertà di accesso all'informazione e soprattutto di espressione è tutt'altro che garantita. A gennaio ad esempio erano stati chiusi centinaia di siti Internet e blog cinesi, "rei" di supportare la causa del Tibet. A inizio marzo, con la ricorrenza del primo anniversario delle proteste in Tibet l'accesso a Youtube era stato frammentario, con blocchi intermittenti.

Il Partito Comunista cinese insomma non guarda in faccia a nessuno e oggi come in passato lotta aspramente contro quelli che vengono ritenuti i "dissidenti". Vent'anni fa erano gli studenti, intellettuali e operai  che protestarono in Piazza Tiananmen. Oggi sono gli Internauti che visitano siti come Youtube.

 

 

Tiananmen Cina censura

 

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