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Google va in tilt per uno slash: niente virus ma errore umano Stampa E-mail
Notizie - Internet
Domenica 01 Febbraio 2009 13:01

Google logoNel pomeriggio di ieri il delicato meccanismo che governa il web e che per buona parte degli utenti fa ormai capo ad un nome, quello di Google, si è "inceppato". Non un virus come inizialmente si credeva, ma un errore umano. Così il motore di ricerca è andato in tilt.  Senza la mappa elettiva per orientarsi nel labirinto dell'informazione o se preferite senza la bussola di riferimento il web è diventato - d'un tratto - un "mare" non più navigabile. E per quasi un'ora la Rete si è "fermata". All'origine di tutto, chiarisce Google, uno slash di troppo...


Una doccia fredda. O meglio un brusco ritorno alla realtà. Per chi credeva che Internet fosse un qualcosa di garantito. Per chi lo dava per scontato. Un qualcosa cui poter accedere sempre e comunque. Da qualunque luogo e in qualunque momento. Dove i problemi potevano colpire semmai i singoli siti ma non l'ecosistema. Non la Rete nel suo complesso. Il tilt di Google ci ha fatto capire che cosa significhi un Web in chiave 2009 senza il motore di ricerca per antonomasia...

L'indice di Google conta oltre 8 miliardi di pagine. Ed è considerato il più grande e affidabile del web. Si occupa infatti di servire oltre il 70% delle ricerche effettuate su Internet a livello mondiale. Per 55 minuti questo meccanismo si è fermato.

Gli utenti che ieri dalle 3.30pm alle 4.25pm (ora italiana) hanno effettuato delle ricerche su Google si sono trovati di fronte questo monito "Warning - visiting this web site may harm your computer!" ("Attenzione - visitare questo sito potrebbe danneggiare il vostro computer") ad ogni tentativo di visitare uno dei link proposti. Uno qualsiasi, perché il problema impediva di fatto di accedere a qualunque link del web.

Sconcerto, confusione. Ma sopratutto incredulità, per chi imperterrito continuava a ripetere le ricerche e a tentare di cliccare quei link, trovandosi di fronte inevitabilmente allo stesso laconico messaggio. Come effetto collaterale, siccome l'avvertimento invitava gli utenti a visitare il sito StopBadware.org per maggiori informazioni è stato un involontario attacco DoS (Denial of Service) verso quest'ultimo, che si è visto sommergere da milioni di richieste simultanee andando dunque a propria volta in tilt...

 

Google in tilt per un errore umano
 

L'incidente è servito a comprendere quanto il popolo di Internet sia diventato Google-dipendente. Esistono altri motori di ricerca. Esiste Yahoo. Ma il riferimento è e resta big "G". Se Mountain View si ferma - è un pò questo il succo della questione - la percezione è che l'intera Rete abbia smesso di funzionare. Anche se non è così.

Marissa Mayer, Vice President Search Products & User Experience di Google spiega dal blog ufficiale che cosa è successo. "Molto semplicemente" esordisce "si è trattato di un errore umano". Il messaggio di avvertimento viene restituito da Google in quei casi conclamati in cui il sito sia stato riconosciuto responsabile di comportamenti pericolosi, come tentativi di installazione di malware in background. E' una procedura standard che Google adotta per proteggere gli utenti del motore di ricerca. La lista di questi siti viene mantenuta attraverso metodi sia manuali che automatizzati. Ad esempio Google collabora con la già citata StopBadware.org, una società non-profit che aiuta a definire i criteri per mantenere tale lista e fornisce ai webmaster il necessario supporto sulle procedure da seguire per far sì che il proprio sito (se escluso impropriamente) venga rimosso dall'elenco.

La lista di siti da escludere viene aggiornata periodicamente e uno di questi update è stato rilasciato proprio ieri. Accidentalmente (e qui entra in gioco l'errore umano), tra gli URL da escludere è stato inserito per sbaglio anche lo slash "/", che ha comunicato quindi al sistema di escludere qualsiasi sito. L'intero contenuto dell'indice di Google è quindi diventato - per circa un'ora - "fuorilegge".

Fortunamente il team di ingegneri software di Google è risalito rapidamente al problema, risolvendolo. Ma quei minuti di "inattività" del motore di ricerca sono comunque costati al web qualcosa come 2/3 milioni di dollari in mancati introiti pubblicitari.

Marissa Mayer conclude dichiarando che d'ora in poi verranno adottate forme di controllo più rigide per evitare il ripetersi dell'inconveniente. Per gli utenti colpiti e soprattutto per i webmaster che hanno visto i propri siti "blacklistati" ci sono naturalmente le scuse ufficiali.

Ma questo non basta a spazzar via quel senso di vulnerabilità che ci fa ora comprendere come lo spazio privilegiato che è Internet, da cui dipendiamo ormai così tanto e a cui allo stesso affidiamo così tanto di noi stessi, sia alla base un qualcosa di estremamente fragile, tanto da poter "franare" per... un carattere di troppo.

Fonte: Google Blog

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